Febbraio 2010
Terre del Vino. Il mensile per viaggiare, bere, mangiare e vivere meglio.
Dieci numeri annuali per conoscere tutto ciò che c’è da sapere ed essere sempre aggiornati sugli eventi enogastronomici che si svolgono nei territori Soci. Uno strumento insostituibile per Amministratori ed Aziende per far conoscere i propri prodotti e la loro storia. Un punto di riferimento per esperti del settore enologico o semplici appassionati alla ricerca di notizie aggiornate e commenti sui temi della moderna vitivinicoltura, dell’accoglienza di qualità e sulle nuove tendenze enoturistiche.
Non perdere l’appuntamento con i territori e la cultura del vino, Terre del Vino non lo trovi in edicola, ma puoi ordinarlo in abbonamento insieme all’edizione annuale della Guida alla Città del Vino.
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Il valore della ricerca
In questo numero presentiamo due progetti ideati dall’Associazione Nazionale Città del Vino che appaiono molto diversi tra loro. Uno riguarda la penetrazione sul mercato inglese di tre grandi Docg senesi, il Brunello di Montalcino, la Vernaccia di San Gimignano e il Vino Nobile di Montepulciano. Il secondo, invece, ha l’obiettivo di scoprire quali sono i vitigni antichi che si possono trovare ancora oggi, alcuni in forma di vere e proprie reliquie ampelografiche, per cercare di scrivere una storia della viticoltura in ambito urbano.
Il primo progetto ha un taglio prettamente economico, uno studio condotto da esperti dell’Università di Firenze che fornisce utili indicazioni ai produttori e ai loro Consorzi, per capire come e perché – nonostante la fama internazionale dei tre vini presi in esame – il mercato inglese a malapena riesce a capire cosa sia una Docg. L’altra ricerca – condotta da docenti e operatori dell’Università di Siena – è prettamente di taglio storico-culturale; implica interazioni con il tema della conservazione del paesaggio, della tutela dei vitigni autoctoni antichi, della valorizzazione del territorio attraverso la sua storia vitivinicola, dello sviluppo di attività didattiche e di nuovi percorsi di taglio enoturistico.
Cosa hanno in comune questi due progetti? Apparentemente nulla. Salvo poi sapere che entrambe le ricerche sono state finanziate dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena che, ovviamente, sostiene progetti che abbiano ricadute dirette sul territorio senese. Invece, approfondendo, si scopre che hanno molte cose in comune. La ricerca, qualunque sia il suo campo di applicazione, è alla base di ogni possibile desiderio di crescita socio economica; in entrambe le esperienze, poi, si mettono a confronto discipline diverse, dall’economia all’archeologia, dalla genetica alla statistica, dalla storia medievale a quella moderna. Le due esperienze hanno consentito un virtuoso intreccio di saperi – la ricerca interdisciplinare – che ora sono al servizio del territorio.
Le metodologie adottate e la qualità dei contenuti, come è possibile approfondire nelle pagine interne, rappresentano modelli replicabili in ogni territorio che voglia fare leva proprio sulle conoscenze che la ricerca mette a disposizione per programmare interventi, progettare idee, lavorare coinvolgendo enti ed istituzioni pubbliche con le imprese e i privati.
L’invito, quindi, che idealmente si può rivolgere ai territori del vino è quello di fare squadra, di non lasciarsi imbambolare dall’idea che ciò che si fa in questo o quel comune, in questa o in quella denominazione, sia migliore di quello che stanno facendo gli altri vicini di casa. Ci sono produttori che la pensano come noi, come Costantino Charrère, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che ha parlato di “eccessivo campanilismo dei produttori, di scarsa propensione al dialogo tra produttori e rifiuto nel creare una politica comune”, intervenendo al recente Boroli Wine Forum, e ha continuato denunciando “la difficoltà in Italia nel creare un sistema di relazioni capace di risolvere i problemi del settore e la scarsa volontà nel trovare un linguaggio condiviso dalle parti”. Come non dargli ragione.
Appare chiaro che si debba tornare a considerare il vino come motore di sviluppo della qualità italiana, soprattutto tenendo conto della normativa comunitaria che con la nuova OCM vino europea rischia di appiattire o omologare tutto verso il basso. Staremo a vedere come, in questo ambito, sarà riformata la legge 164/92 sulle Denominazioni di origine. Ma questa è un’altra storia ancora. Salvo già sapere che dei tantissimi milioni di euro che la nuova legge comunitaria mette a disposizione per la promozione del vino italiano, ben poco, almeno fino ad oggi, sembra destinato alla ricerca.
Peccato, davvero. Ecco allora che anche iniziative come queste di cui parliamo, promosse dalle Città del Vino, assumono un significato ancor più grande, proprio perché sono tra le poche iniziative “pubbliche” di cui si può parlare. Noi siamo per condividere le conoscenze, rendere comuni i saperi. Nella speranza che anche un ente come la Fondazione Monte dei Paschi continui a crederci. Altrimenti son dolori.
Paolo Corbini