Strada dei Sapori del Poro

Sede: C/O:
V.le Affaccio IV - Traversa n.5
89900 Vibo Valentia
Vibo Valentia
CALABRIA

tel. 0963 592739
fax. 0963 592739

www.stradasaporiporo.it

Riflessa su uno dei mari più belli d’ Italia, tra i golfi di S. Eufemia e Gioia Tauro, dalle mille sfumature del blu cobalto con sabbie bianchissime e suggestive scogliere, battezzata la “costa degli Dei”, questa Strada presenta il fascino di una natura sempre diversa e unica, offrendo al visitatore un mix inconfondibile di luci, di colori, di panorami, di profumi supportati l’ospitalità di villaggi, alberghi e aziende agrituristiche confortevoli. In un itinerario paesaggistico di grande interesse si incontrano Tropea, una vera e propria perla sul mare, luogo di antiche leggende e dalla storia millenaria, Capo Vaticano, Parghelia, Ricadi, Zambrone, Briatico, località balneari dove protagonista è un mare dallo scenario cangiante, incorniciato in bianchi arenili e Nicotera, così arroccata su un costone. L’area presenta dunque un patrimonio ambientale di indubbio valore, dal mare alle bellezze naturalistiche dell’ entroterra occupato dall’altopiano del Monte Poro e caratterizzato da lunghe distese pianeggianti e da terreni riccamente coltivati. Il patrimonio storico-monumentale, archeologico e culturale è ricco di testimonianze nonostante le distruzioni dei terremoti dei secoli scorsi. Qui è possibile ammirare importanti paesaggi del passato della Calabria: dalle necropoli ai resti grecoromani, dalle testimonianze dei primi insediamenti urbanistici delle grotte rupestri dei monaci Basiliani a quelli degli insediamenti urbanistici distrutti poi con il terremoto del 1700, dalle fortificazioni alle torri, dalle chiese ai castelli. Da un punto di vista gastronomico il vero protagonista è il Pecorino di Monte Poro. L’arte di trasformare il latte ovicaprino in ottimo formaggio fresco e/o da grattugia era conosciuta sin da tempi antichissimi, molto probabilmente risalenti al periodo antecedente la presenza dei popoli greci sul territorio calabrese. Un preciso riferimento al formaggio del Poro si trova già in alcuni testi del 500 ad opera di Gabriele Barrio che più volte cita il formaggio “cascio” dell’area nel suo “De antiquitate et situ calabrie”. In tempi più recenti numerose sono state le citazioni in vari volumi di storia rurale e gastronomica suscitando attenzione ed interesse. Dai dati riportati appare evidente come la pastorizia occupi un posto particolarmente importante nelle tradizioni e nell’economia della popolazione del Poro; attività quasi sempre connessa alla produzione agricola ed all’allevamento bovino, ma che trova spazio nei terreni marginali, ovvero in quei fondi che per condizioni orografiche e morfologiche vengono considerati scomodi per altre attività agricole o extragricole. Ancora oggi la pastorizia nell’area segue leggi e pratiche del tutto particolari, basti pensare che il 90% dei pastori operanti sul territorio non sono provvisti di pascolo proprio, ma si servono quasi sempre di fondi abbandonati, demaniali o presi in affitto per la sola annata agraria, in alcuni casi poi gli stessi pastori svolgono attività di pascolo abusivo in erbai o prati di privati. Tra i prodotti agroalimentari dell’altopiano del Poro, la ‘Nduja di Spilinga occupa oggi un posto d’eccellenza contraddistinta dal sapore dolce e piccante, dalla forma tipica, la delicatezza e la predisposizione ad essere spalmata su vari cibi. Prodotta per secoli come insaccato per l’utilizzazione della materia di scarto del maiale (grasso, sottopancia, parte della spalla, testa ecc.), la nduja è diventata oggi un prodotto d’elite nella ristorazione tipica, tanto da vantare numerosi tentativi di imitazione sia in Calabria che in altre regioni d’Italia. Ottimi anche gli insaccati contrariamente a quanto si asseriva nei primi studi sulla nduja di Spilinga, in cui si faceva derivare il nome del prodotto a colonizzazioni greche o arabe, il termine nduja deriva dal francese “andouille” ovvero salsiccia, anche se le sue caratteristiche non accomunano il prodotto al nome derivato, differente per costituzione e metodologia di produzione. Come recita la stessa denominazione il Comune d’elezione della nduja, (dove pare sia iniziata la produzione dell’insaccato), è Spilinga; paese in cui molti sono i produttori sia in forma familiare che artigianale, gelosi custodi di ricette tradizionali tramandate da generazioni. Fra i prodotti calabresi che per la loro notorietà hanno valicato i confini regionali ritroviamo sicuramente la cipolla nella varietà “Rossa di Tropea” che appartiene all’agricoltura regionale ed in particolare dell’area a ridosso del massiccio del Poro. Nell’area del Poro coinvolti nella coltivazione di questa bulbosa sono essenzialmente i territori dei comuni della costa.In tutto l’arco dell’areale Processo delle strade dei sapori sono presenti circa 38 aziende che operano nel campo della cipolla rossa di Tropea con una superficie investita pari a circa 350 ha. I comuni interessati alla coltivazione sono: Nicotera, Joppolo, Spilinga, Ricadi, Tropea, Drapia, Parghelia, Zambrone, Briatico. Accanto ai prodotti sopra riportati, individuati come prodotti tradizionali, o comunque come prodotti ormai noti al mercato ed ai consumatori, l’area interessata alla Strada dei Sapori del Poro, valorizza una grande quantità di prodotti agroalimentari, particolarmente importanti e a rischio di estinzione, tra questi, il vino bianco di “Feudo di villa anticaglia”, l’Olio extra vergine dei colli di Tropea, il Peperoncino rosso di Spilinga, il vino rosso di Comerconi, il Filejo, pasta fresca fatta in casa rigorosamente a mano ed ormai servita come piatto d’elite nei ristoranti tipici e negli agriturismi.


La copertina della guida alle Strade del Vino

Mappa

Galleria Fotografica

Documentazione

Documenti scaricabili a disposizione di tutti gli utenti. Clicca sul link per scaricare il file collegato.

Strada dei Sapori del Poro.pdf