Osservatorio sul Turismo del vino

Il lavoro dell’Osservatorio è iniziato nell’autunno 1999. Da allora al progressivo organizzarsi della sua attività ha corrisposto una rapida evoluzione del fenomeno. Oggi la risposta alla crescente domanda di enoturismo sembra più organizzata e ragionata rispetto a due anni fa. Questo significa anche che è possibile lavorare alla conoscenza del fenomeno con maggiore chiarezza e questo è un fattore importante per continuare e migliorare il lavoro dell’Osservatorio.

L’Associazione Nazionale Città del Vino realizza tutti gli Osservatori insieme con il Censis Servizi s.p.a. , dando corso ad una sinergica collaborazione che dura ormai da anni, mentre il primo è stato realizzato insieme al Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna.

Insieme hanno lavorato in questi anni per cercare di decodificare, in primo luogo, ciò che stava succedendo e per fornire informazioni di base che potessero essere utili a tutti coloro che erano interessati all’enoturismo italiano. Dal lavoro emerge innanzitutto un quadro articolato delle caratteristiche strutturali delle aree enoturistiche studiate sia in termini socio-economici, sia in termini turistici.

L'Elenco degli OSSERVATORI sul TURISMO del VINO

giugno 2010
VIII Rapporto sul Turismo del Vino
febbraio 2010
VIII Rapporto sul Turismo del Vino-Anteprima
febbraio 2009
VII Rapporto sul Turismo del Vino
dicembre 2007
VI Rapporto - 2° parte
settembre 2007 VI Rapporto - 1° parte
gennaio 2007 Sintesi 2003/2006
dicembre 2006
Valutazione dei Siti Web delle Strade
dicembre 2006
V Rapporto - 2° parte
luglio 2006
V Rapporto - 1° parte
maggio 2005
IV Rapporto - 2° parte
luglio 2004
IV Rapporto - 1° parte
aprile 2003
III Rapporto - 2° parte
febbraio 2003
III Rapporto - 1° parte




Forum sul Turismo Enogastronomico 2010


Il Rapporto 2010 in sintesi

Secondo il Rapporto Città del Vino/Censis, grazie alle sue caratteristiche di prossimità, short break, convenienza ed accessibilità, il turismo enogastronomico non è più una pratica di “nicchia”, ma un comportamento diffuso e di tendenza, poco influenzato dall’andamento dell’economia, dei redditi e dei consumi, e con un potenziale di sviluppo ancora da esprimere: un turismo adulto, ma con un buon ricambio generazionale, praticato dal 40% degli over 30 e dal 30% dei giovani al di sotto dei 30 anni di età. Tuttavia, degli oltre 20 milioni di italiani che nel 2009 hanno fatto attività turistiche legate all’enogastronomia - visite a cantine (13 milioni), vigneti (12 milioni), percorsi lungo le strade del vino (8 milioni), frequentazioni di ristoranti in base alla varietà dei vini (5 milioni), partecipazione a sagre enogastronomiche (17 milioni) - solo 2,6 milioni, si autodefiniscono “turisti del vino”, un’autorappresentazione di sé considerata ancora come elitaria e riferibile solo agli esperti di vino. Tra questi, il  71,8% (circa 1,7 milioni di italiani) ha viaggiato alla scoperta del vino almeno una volta nel 2009, 2 su 3 con una frequenza tra 1 e 3 viaggi e una minoranza più di 3 volte l’anno (5,1%). Ma si stima che tra le persone che non hanno mai fatto un’esperienza di turismo enogastronomico, siano quasi 3 milioni coloro che vorrebbero farla in futuro.

A guidare le mete predilette nel 2009
, sono le due regioni a principale vocazione enoturistica: la Toscana, visitata dal 44% degli enoturisti, e il Piemonte (20%); “new entry”, il Veneto che con il 12,5% delle preferenze supera l’Umbria (9,2%) e la Puglia (7,3%); in ascesa anche Trentino Alto Adige e Sicilia, mentre Marche e Calabria risultano in flessione. E, tra gli eventi dedicati al mondo del vino in Italia, a guidare la classifica dei più amati e conosciuti è Vinitaly, seguito da Cantine Aperte e Calici di Stelle a pari merito, e, quindi, da Benvenuta Vendemmia. 1.500 sono i comuni italiani inseriti nei territori a vocazione enoica, ma le risorse a loro disposizione risultano estremamente scarse: il fattore considerato come il più efficace al fine di sviluppare il turismo del vino per 6 sindaci su 10 è la comunicazione, seguito dall’ideazione di eventi locali, dalla creazione di itinerari, dalla formazione degli addetti e dal bisogno e l’esigenza di salvaguardare con forza il proprio paesaggio.